Riflessioni per un nuovo modello di formazione

Negli ultimi anni la formazione in ambito aziendale ha avuto una forte accelerazione; molte proposte da parte di agenzie formative hanno composto un’offerta articolata, seppure di qualità non sempre costante, a cui molti imprenditori e responsabili di azienda hanno aderito con interesse e partecipazione crescente.
L’offerta formativa si presenta, attualmente, differenziata per contenuti, livelli di approfondimento, proposte metodologiche, al fine di soddisfare le richieste sempre più varie provenienti dal mondo complesso ed eterogeneo, quale il mondo delle PMI.
Acconto a contenuti tecnici che riguardano l’ambito della pianificazione strategica e del controllo di gestione, della gestione della produzione, del marketing strategico, del web marketing, trovano sempre più spazio i temi della leadership e gestione della risorsa umana, della comunicazione organizzativa, della gestione dei gruppi di lavoro, rivolti a sviluppare le competenze imprenditoriali soft, come oggi sono chiamate queste abilità di carattere relazionale, sempre più centrali per il buon successo imprenditoriale.
Ciò che, invece, ci pare costante è la metodologia formativa; accanto alla tradizionale formazione frontale, in cui il formatore propone argomenti teorici, casi di studio, ci sono sì esempi di lavoro di gruppo, simulazione di ruoli, giochi ma ci pare resti sempre centrale la figura del formatore/esperto, che dispensa informazioni, teorie, pratiche – molto spesso solo sequenze di slides di dubbia efficacia comunicativa – attorno a cui ruotano, in modo più a meno passivo, i partecipanti all’attività formativa. Sotto i riflettori c’è sempre il formatore, nell’ombra i discenti.
Ma l’apprendimento è sociale e situato!
In altre parole, si impara stando/facendo/ragionando con altri, utilizzando artefatti materiali e immateriali in parte pre-costruiti, in parte costruiti nel corso dell’interazione, qui ed ora.
Inoltre, perché ci sia apprendimento, i nuovi concetti, i nuovi modi di fare ed essere devono integrarsi in qualche modo con l’esperienza precedente; comprendere come le persone recepiscono e concepiscono la realtà è, quindi, il punto di partenza per impostare qualsiasi pratica formativa che deve partire da un problema reale o simulato ma plausibile per indurre in chi apprende, la ricerca di informazioni e di strumenti che possono aiutarlo a trovare una soluzione adeguata, attraverso la relazione con gli altri.
In tale prospettiva, si può dire che l’uomo è in grado di imparare anche attraverso il tentativo di risolvere compiti insolubili o di cui nessuno dei partecipanti conosce la soluzione; per apprendere, l’importante è che ci sia interazione.
Un intervento formativo deve, a nostro avviso, essere condotto con questi principi di base al fine di creare “quell’insieme di relazioni durature fra persone, attività e mondo, la comunità di pratica, attraverso cui le persone condividono i modi in cui si fanno le cose e si interpretano gli eventi, cioè apprendono”.

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